Era ora di preparare la tavola e di cominciare a cucinare. Iniziò occupandosi del cibo.
Prese dal frigo i bocconcini d’uva e formaggio, piccole delizie per stuzzicare l’appetito, acini d’uva bianca croccante avvolti da gorgonzola passati poi in un trito di pistacchi.
Fu la volta dei lumaconi alla parmigiana. Cosse la pasta, aggiunse alla teglia il sugo con le olive, vi adagiò sopra le melanzane soffritte e concluse con uno strato di mozzarella a cubetti ed una spolverata di parmigiano grattugiato.
La cena era pronta.
Spostò il vaso con l’orchidea bianca dal centro della tavola e lo mise sul davanzale, prese il centrino arancione fatto all’uncinetto, sul quale era appoggiato il vaso e lo ripiegò sapientemente mettendolo da parte. Trovò la sua tovaglia preferita e la stese sul tavolo, quindi fu la volta dei piatti, ne prese due e gli si illuminò il viso. Li sistemò uno di fronte all’altro, pensando al calore che avrebbe provato fissando quegli occhi mentre si sarebbero raccontati la giornata appena trascorsa. I bicchieri, due normali e due più grandi con il gambo e la pancia larga, per brindare alla loro quotidianità con il Brunello di Montalcino, preso in uno di quei discount a basso costo ma pur sempre scelto con il cuore. E poi le posate ed i tovaglioli, quest’ultimi, nonostante fosse un giorno qualunque, piegati a ventaglio e sistemati al centro dei piatti, per dare un tocco di stile alla loro solita ma amata tavola. Scostò in ultimo le sedie dal tavolo, per sedersi più agevolmente.
Spense la luce ed accese una sola lampada, di quelle appoggiate a terra, spense anche la tv e accese lo stereo, mise su un vecchio disco dei Counting Crows, August And Everything After, e Round Here cominciò a suonare.
Si sedette a tavola, si guardò attorno e quella luce che gli aveva illuminato il volto cominciò ad affievolirsi. Era circondato dalle pietanze che aveva preparato, stappò la bottiglia di vino e se ne versò appena per provarlo e gustarlo. Si alzò per prendere il piatto con i bocconcini d’uva e fissò la sedia di fronte a lui per un paio di secondi, con il piatto nelle mani. Si rimise a sedere e prese due di quelle buffe polpette, le assaggiò e ne apprezzò l’accostamento di dolce e salato. Finì di mangiarle, si alzò raccogliendo entrambi i piatti, il suo e l’altro, ancora intonso. Ne prese altri due, puliti, e li sistemò al posto dei precedenti.
Fu la volta della pasta, ripeté la scena di qualche minuto prima, si alzò e con il piatto tra le mani, rivolto al posto di fronte a lui fissò la sedia. Si risedette e si servì una porzione di lumaconi. La luce del suo volto si ridusse ad un lumino.
Terminò di mangiare.
Rimboccò il suo bicchiere con dell’altro vino, con movimenti lenti e pesanti, lo prese tra le dita lo sollevò davanti a se, con lo sguardo perso nel vuoto e il volto si contorse in una smorfia che somigliava ad un sorriso. Fece un cenno d’assenso con la testa e portò il bicchiere alle labbra. Finì il suo vino e si alzò nuovamente, con un sospiro cominciò a sparecchiare, prese tutte le vettovaglie e le sistemò nel lavandino, ripose il vino nella credenza e avvolse nel nylon le due pietanze. Riaccostò entrambe le sedie al tavolo e si avviò verso un’altra stanza, spegnendo la lampada e ammutolendo lo stereo ma un attimo prima di entrarvi si fermò e si girò verso il tavolo e con un filo di voce disse – Non preoccuparti, ai piatti penso io domani, tu riposa. -
scrivi veramente bene
Sai che detto da te, per me vale davvero molto? Grazie.
davvero riesci a stupirmi sempre…. hai l’anima da scrittore e un modo di descrivere bellissimo! facci un pensierino…. una passione da non sottovalutare
Grazie mille, non pensavo avesse tanto successo sto pezzo
Concordo con il giudizio del commento precedente, aspettiamo un libro su carta:)
Anche il tuo commento è un onore. Per la carta diciamo che ho cominciato a prendere appunti su un rotolo di quella igienica…
Bravo, Lea’.
E mi piace anche il nuovo layout.
Grazie!
Sono troppo impegnato, non riesco più né a scrivere né a leggere… sto per impazzire.